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Sono forse gli unici “luf” il cui “ululato” musicale tiene sveglio la luna, i gufi, le streghe e i folletti dei boschi che popolano le vallate sopra Bergamo e ridesta i borghi e le piazze dei paesi della Val Camonica. Un branco di musicisti, come loro amano definirsi, che intrecciano sonorità rock all’etno-folk, nell’assoluto rispetto del valore e del recupero delle tradizioni locali e della parlata dialettale. “Bala e fa balà” è un cd interessante, curatissimo nella produzione e crocevia di suoni e sensazioni di volta in volta diversi. Il brano di apertura, che funge da introduzione, “O pescator che peschi” e cantata da “The gang”; il titolo non può non farci ricordare una notissima canzone del folklore: “O pescator dell’onda”, anche se in questo caso il testo ci parla di altre storie. Ma è proprio con il secondo brano che possiamo apprezzare fino in fondo l’affiatamento musicale ed artistico del gruppo: “Sic sac de soc sec”, un autentico scioglilingua in dialetto, racchiuso in serrato ritmo di percussioni che ci riporta quasi ad atmosfere arabe e mediorientali. Se la musica de “I luf” quindi, è una musica, come si evince dal titolo, che fa o che deve far ballare, passando dai ritmi del tango di “Consuelo”, al reggae di “Mei ros che negher”, alle ballate di chiara matrice country-irlandese come “Pater Noster poc incioster”, a poesie che sembrano “rubate” a vecchi canti popolari come “Balà e fa balà” e “Sic sac de soc sec”, i testi a tratti ironici, e che si nutrono di una linfa Gucciniana, non sono mai banali ed affrontano molto lucidamente tematiche legate all’attualità ed all’impegno sociale. Basta ascoltare “Cuore a sinistra (portafoglio a destra)” per vedere spuntare nel testo il nome di una nota località, divenuta politicamente famosa “Arcore”, oppure in “Breva e Taiwan” affiorare i volti e gli occhi di tanti bambini…che danzano senza girotondo. Accanto dunque al suono di batterie, bassi, chitarre, fisarmoniche e violini, ricco è l’apparato di strumenti a percussione e a fiato suonato dal nostro “branco”, tra cui la baghèt, la tipica cornamusa delle valli lombarde. Tra i brani migliori, le già citate “Sic sac de soc sec” e “Breva e Taiwan”, mentre affascinanti anche se un po’ astratti, i testi dei brani “Saltatempo” e “Le ombre degli amici”. Vale la pena citare anche il brano “Sotto il ponte del diavolo” che, anche se nel testo non viene palesemente menzionato, è una costruzione realmente esistente teatro di arcane leggende che si perdono nella notte dei tempi e tramandate di generazione in generazione. Una nota di merito va alle foto d’epoca del booklet del cd, che ritraggono volti e persone che ci riportano con i ricordi a quell’Italia “agricola e malinconica”, cresciuta nel nome dell’unità, della fratellanza, del rispetto e dell’aiuto reciproco fra le genti; un’Italia che non c’è più, ma che rivive nel suo piccolo attraverso queste foto e la perfetta coerenza che si instaura con i vari testi delle canzoni. Provate ad ascoltare ed a leggere il testo di “Le ombre degli amici” e nel contempo osservare la foto del bambino accanto…accadrà una magica simbiosi difficilmente spiegabile, o che si spiega forse solo con... l’ululato di un lupo buono. Un grazie particolare per la gentile collaborazione e l’invio del materiale a Dario ed a tutto il branco... Ululo con voi!!! Inviato da: Alberto Barina; pubblicato il 09/06/2005 alle ore 23.39.44. |

