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Gruppo

I Luf nascono da un'idea di  Dario Canossi,  nato sulle montagne della Val  Camonica, in provincia di Brescia, terra che ispira quasi tutte le sue canzoni. Canzoni che parlano di vita comune e "camuna", personaggi e storie vere, nel senso più poetico del termine. Piccole perle di dialetto, amore per la cultura, tradizione popolare e impegno sociale, tutti elementi che sono alla base della  filosofia dei Luf. Da quelle parti "luf" vuol dire lupi e i Luf infatti sono un branco di musicisti che arrivano da esperienze diverse e che insieme riescono a creare un impatto  sonoro forte, con una grande impronta folk-rock. Le loro canzoni colpiscono  il cuore e le gambe, scatenando un'irresistibile voglia di muoversi. I Luf muovono quindi, sostanzialmente da dove Van De Sfroos si è fermato con "Breva e Tivan", disco al quale ha collaborato lo stesso Canossi e si collocano sul versante che, dai Modena City Ramblers in poi e su derivazione del calco internazionale dei Pogues, ha mischiato temi e musiche tradizionali rielaborate con ritmiche e meccaniche rock. Ne esce un impasto divertente e vitale che trascina e coinvolge.

Foto 3Il gruppo prende forma  all'alba del 2000: due anni di duro lavoro e finalmente arriva il primo disco: "Ocio ai Luf" che ottiene un buon successo sia popolare che di critica, bissato dall'ottima accoglienza ai concerti dal vivo l'ambito dove i Luf si esibiscono al meglio. Il camuno Dario Canossi, voce e leader de "I Luf",abbandonata l'avventura De Sfroos, esperienza a cui aveva contribuito fortemente,  decide di intraprendere la via del folk, con un repertorio di composizioni originali . Ecco quindi "I Luf", musica vivace e dalla grande comunicativa, la vitalità del rock si incontra con la profondità e i ritmi della tradizione. Se le musiche de "I Luf" creano un'atmosfera gioiosa, i testi delle canzoni, taluni in dialetto della Val Camonica, sono ricchi di riferimenti all'attualità. Sempre maggiore è in questi ultimi tempi il seguito di pubblico de i Luf: lo testimoniano le decine di concerti spesso a sostegno di associazioni di volontariato e solidarietà internazionali. La musica dei LUF è intrisa di folk e bagnata di rock, è allegria e ballo, colpisce contemporaneamente al cuore e alle gambe senza comunque cadere nella banalità dei testi che, nella tradizione di Dario Canossi, sono pieni di riferimenti all'attualità e all'impegno sociale. Ogni concerto una festa di allegria e impegno nella migliore tradizione della musica d’autore italiana.

Collettivo Musicale Di Buone Speranze

Si presentano così, a sottolineare l'essere formazione aperta al contributo di tanti musicisti riuniti dal piacere di suonare per divertire e divertirsi.

"Avevamo una manciata di canzoni in cui avevamo sputato anima e cuore ed un gruppo di amici che volevano suonarle. Purtroppo alcuni di loro non avevano la possibilità di seguire  progetto in modo continuativo, ma non volevano assolutamente lasciare il branco".

"Abbiamo allargato l'organico aprendolo a tutti quelli che hanno deciso di divertirsi con noi,  chi vuole impara i brani e quando c'è da suonare, chi c'è suona".

Molti membri del collettivo sono musicisti che hanno lavorato con Davide Van De Sfroos (Ranieri Fumagalli, Angapiemage Galliano Persico, Sergio Pontoriero, Franco Penatti ). La line-up completa della banda si presentava così alla partenza dell'avventura: Dario Canossi (chitarra, voce testi e musiche), Sergio "Jeio" Pontoriero (basso, voce), Ranieri "Ragno" Fumagalli (fiati, cornamuse), Cesare Comito  (chitarre), Lorenzo "Puffo" Marra (Fisarmonica , voce), Angapiemage "Anga" Persico (violino), Fabio Biale  (Violino sostituirà definitivamente Anga dal 2004), Pier Zuin (cornamuse), Franco Penatti  (batteria). Negli anni alcune piccole modifiche all’organico Sammy Radaelli dal novembre 2006 è subentrato alla batteria a Franco Penatti e dal gennaio 2007 Stefano Civetta ha sostituito Lorenzo Marra alla Fisarmonica.

I LUF
Collettivo Musicale Di Buone Speranze

I Luf Sono:

Dario Canossi
(chitarra, voce,
testi e musiche)

Sergio "Jeio" Pontoriero
(basso,percussioni, voce)

Matteo "Teo" Luraghi
(basso)


Ranieri "Ragno" Fumagalli
(fiati, cornamuse)

Stefano Civetta
(fisarmonica, voce)

Cesare Comito
(chitarra, voce)

Fabio Biale
(violino, voce)

Pier Zuin
(cornamuse)

Sammy Radaelli
(batteria)

Davide Billa
(fisarmonica)

Lorenzo "Puffo" Marra
(fisarmonica)

Franco Penatti
(batteria)

   
I Luf amano definirsi dei dopolavoristi di lusso, tutta gente che per vivere fa un altro mestiere, chi il fotografo, chi l'infermiere, chi il camionista, chi il magazziniere, chi il professore; ma per divertirsi fanno la stessa cosa.... suonano. Si può cambiare il mondo anche in allegria
   
"Ocio ai Luf"

Inciampare in un disco e trovarci un tesoro
di Leon Ravasi

È così bello inciampare nei dischi per puro caso! Lasciarsi trascinare  da una fotografia, da una grafica azzeccata, dalla confezione. O anche solo dal fiuto. A volte, come in questo caso, dalla passione per i lupi. Il lupo, nel senso di lupo solitario, di lupo grigio, di Akela, di "richiamo della foresta", ma anche di Balto, mi è sempre appartenuto. È il mio animale sciamanico. E quando ci si fa trascinare dalle suggestioni è difficile sbagliare mira. "I luf" ("I lupi" secondo la vulgata lombarda) sono una piacevolissima scoperta di … stamattina. Troppo bello il disco ("Ocio ai luf") per lasciarlo appassire negli scaffali di Buscemi. Una sola copia poi. Ora o mai più. Ora.

E il disco ricambia le attenzioni e si dispiega. Introduce con dolcezza il tema, entra sotto pelle con un denso coro polifonico e poi come nebbia si spande tutt’intorno. "Occhio al lupo che viene dal Giogo/ non ride e se è arrabbiato morde", prima di dare il via alle danze che entrano con maestria per non mollarti nei dodici solchi a seguire.
Ma chi sono "I luf"? Un po’ troppo "manici" per venire dal nulla. Troppo accurati gli arrangiamenti, fini i giochi di rimando, complesse le strutture per un gruppo di dilettanti. Non è combat-folk, non è punk-folk, è musica popolare fatta come dio comanda. E infatti scorrendo i nomi si trovano molte vecchie conoscenze: Angapiemage Galiano Persico, il violino di Davide Van De Sfroos, Davide "il mitico Billa" Brambilla, anima musicale di "E semm partii", Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore, l’arpista Vincenzo Zitello e la guida dei lupi, Dario Canossi, chitarra, voce, autore delle musiche e dei testi, anche lui un passato con Van De Sfroos.
Siamo in quei dintorni. Uso del dialetto, di stilemi folk, impiantati su un anima rock, ma con significative variazioni. Il dialetto, ad esempio, compare e scompare. La maggior parte dei brani sono in italiano. In secondo luogo il dialetto utilizzato è il "camuno" della Val Canonica, anche se il gruppo risiede a Oggiono (Lecco), paese di cui Canossi è vice-sindaco. Siamo sempre dalle parti del Lago di Como dove, da qualche anno in qua fioriscono i talenti. Terza variazione: musicale.
Se Van De Sfroos tira di più sull’America, qui siamo dalle parti di un folk più ortodosso che sa di atmosfere celtiche e di calori italiani. Quarta differenza: i testi. "I luf" puntano su un versante decisamente più politico rispetto al Van, che peraltro li apprezza e parla bene di loro anche a Radio Padania, confermando di essere un ingenuo fuori dai giochi. I luf cantano: "e per un pezzo di pane e una buona canzone/ potremmo anche farla la rivoluzione", "la rabbia dei nostri cuori è tutta chiusa nei nostri pugni/ Sangue, sangue e sangria/ Viva Ramon, okkio alla polizia", "Occhi di volpe, comunista, rimbalzò sul mio tamburo. Rise di rabbia e di paura/ dimostrando di essere un puro".
Tutti temi che agli ascoltatori di Radio Padania dovrebbero far venire i capelli ritti e prurito al conto in banca. I Luf, infine, sono un collettivo folk di buone speranze: "Abbiamo allargato l'organico aprendolo a tutti quelli che hanno deciso di divertirsi con noi, chi vuole impara i brani e quando c'è da suonare chi c'è suona" si può leggere sul loro sito (www.perspartitopreso.it). Insomma, capitasse, date loro orecchio. Non sarà tempo sprecato. Ultima nota: per venire incontro al consumo di musica giovanile, chi ha meno di vent’anni pagherà il loro disco solo dai 5 ai 7 euro. Io l’ho pagato 14,20. È facile calcolare gli anni, no?

"Ocio ai Luf"

il primo CD de' i Luf

 

Ocio ai Luf

 

   
   CHI HA TESTA NON HA BISOGNO DI UN CAPO
   

"Bala e fa balà"
di Giorgio Maimone

Un disco che mantiene le parole date. Nel settembre 2003, iLuf avevano anticipato come sarebbe stato: "Ci sposteremo un po' di più verso il dialettale e ci sarà un pezzo dedicato a Carletto Giuliani, "Mei ros che negher". Tutto vero. Sono i soliti Lupi, se possibile ancora più solari, e sempre col cuore a sinistra. Se c'è una cosa di cui bisogna essere grati ai Luf è che hanno ancora il coraggio di scrivere dei pezzi che scelgono benissimo da soli "da che parte stare", in un'epoca in cui se lo permettono veramente in pochi.

Forse non saranno dei poeti da antologia, ma i loro testi danno la sensazione di respirare bene, aria di collina, aria di lago, aria comunque meno mefitica di quella che si respira di solito.

"Bala e fa balà", il nuovo progetto musicale, non si discosta molto dal precedente: quindi chi ha amato fin qui i Lupi potrà continuare a farlo senza remore. In compenso è salita la qualità media dei brani.

Capita poi, come dicono loro, che "sulla tua strada trovi persone con la "P " maiuscola, cherealizzano un tuo sogno". L’album si apre con la voce di Marino Severini e le chitarre del fratello Sandro, i mitici Gang; e la stessa canzone chiude il cd , questa volta cantata da Dario Canossi,  mente dei Luf. Viene naturale parlare delle singole canzoni. Diciamo che il cocktail di fondo ha sempre lo stesso sapore: folk oriented, con matrice combat e qualche timida escursione verso il country rock. Voci in gran spolvero e cori praticamente sempre, ma questo è un marchio di

Fabbrica Luf. In particolare evidenza, con effetto molto piacevole e invito al ballo ancora più marcato, le percussioni.


Proviamo a premere play un po’ a caso...


e cominciamo con "Amami bionda" che è una chicca.

Potrebbe rientrare nel filone "Campari Mixx" non venisse dai Luf: un ironico ritratto di unapiacente biondina che "porti a spasso i tuoi anni / come fossero dei cani / che ti han morso via la vita /e ti han lasciato solo i danni". Il ritornello è il pezzo forte: "amami bionda fammi entrare ma prima / fammi giocar di sponda". Un gioco, se vogliamo, ma divertente. Il secondo brano che capita sotto l’indice è la title track: è cantato in dialetto, il dialetto di Canossi, quello della Val Camonica, è ostico assai. Il brano è delicato, e la traduzione diventa necessaria, quasi un "sottotitolato per i non Camuni". Poi arriva "Breva e Taiwan", che sicuramente vi suggerirà qualcosa. Bene, vi suggerisce giusto. L'aria è leggera, ma il tema è forte: sfruttamento minorile, immigrazione o la famosa "esternalizzazione" delle fabbriche. Tipico stile Luf. Ci vuole coraggio a collegare temi spessi e musiche lievi. "Consuelo" inizia come un tango e conserva le movenze di una sinuosa "cumparsita" Sudamericana, con un gran violino a trascinare le danze e parole di fuoco e guerra a scaldare i cuori:"mi brucerò le ali / così domani non volerò / mi brucerò le mani / così domani non sparerò" .Ancora uno scatto del lettore e siamo a uno dei pezzi forti del disco: "Cuore a sinistra (e portafoglio a destra)", benedetta dal Vate in persona, già nel titolo dichiara tutte le sue intenzioni. Il testo è tutto da ascoltare: "la musica è dei poveri se pagano in contanti / d’altronde anche i cantanti dovranno pur mangiare / mandare i figli a scuola portare le donne al mare / il sabato la spesa e il mutuo da pagare / cuore a sinistra e portafoglio a destra". Canossi e soci ce l'hanno un po' con tutti. Gioco di società: scoprite di chi si parla nei vari passaggi.

74pre"Sic sac de soc sec" ossia cinque sacchi di ciocchi secchi, è puro nonsense camuno. Ma il pezzo, che all'inizio colpisce più per la stranezza che per il resto, cresce pian piano dentro, anche per l'eccellente lavoro di percussioni che giocano alla pari con gli schiocchi dispari delle parole (che sono scritte con la "s", ma vanno immaginate tutte con "l'h aspirata" bergamasca). Parole come colpi di bacchetta sul rullante e un gioco tribale che alla fine vince. "Le ombre degli amici" è uno dei pochi casi in cui i Lupi virano al blu, nel senso del colore della malinconia e non del blues: "le ombre degli amici sono pioggia che non bagna / parole scritte a mano sulla tua lavagna / le ombre degli amici non si posson cancellare / non temono il silenzio e camminano sul mare". Parole pacate che parlano di un tema universale, sotto il fiato della cornamusa o del baghet che dir si voglia. Malinconia di qualità e fiato della speranza.Non si abbassa di un filo il tiro del disco con la canzone successiva: "Mei ros che negher" (dedicata a Carletto Giuliani). L'ennesima canzone su Genova, direte? Non proprio. ILuf non ne hanno voluto fare una celebrazione o una condanna, ma solo una canzone poco retorica e non marziale. Certo che c'è un po' di ingenuità, ma nei testi impegnati ben venga anche quel po' di partecipazione naif che, in fondo, dovrebbe essere parte del popolo! E adesso tenetevi perché si balla! "Pater Noster poc incioster" (Padre nostro, poco inchiostro) è un reel, è una giga, è una danza scatenata. Impossibile star fermi: è una canzone che balla da sola! Bala e fa balà, per l'appunto. Piccola storia d'amore, ma coinvolgente, destinata a un grande esito dal vivo. Poi arriva "Saltatempo" una ballata che fa tirare il fiato e prepara ad un altro dei pezzi forti del disco: "So nashit ‘n val Camonega", che in realtà è una cover , la prima volta per iLuf. "Sweet Home Alabama", dei Lynard Skynard, ha ispirato il branco. Per i lupi il divertimento è stato sostituire l’Alabama con la Val Camonica. Ed ecco comparire nel testo i ricordi delle radici camune dei Lupi, con la polenta e l’abitudine del vagare nei boschi. E infine "Sotto il ponte del diavolo", uno sfogo ambientalista: "c’è un uomo che semina odio / e raccoglie soltanto bufera". Un atto d’amore verso la terra: "questa terra è la mia terra / e nessuno la potrà avvelenare"

"Bala e fa Balà"

 

Bala e fa balà

 

   

"PARADIS DEL DIAOL"

A due anni esatti dall’uscita di "Bala e fa balà", il collettivo di buone speranze lombardo sforna "Paradis del diaol", cd ricco di novità e di interessanti collaborazioni.

LE CANZONI

Dopo quasi un anno di lavorazione, I Luf si presentano al pubblico con una raccolta di canzoni che affondano le radici nella tradizione e nel dialetto bresciano della val Camonica, arricchite però da un nuovo impianto musicale, ricco e sorprendente rispetto ai lavori precedenti.

Nelle 14 tracce contenute nel cd, si ritrovano i suoni di sempre, dalla fisarmonica alle cornamuse tradizionali, dalla batteria, al basso e alle chitarre, che come sempre creano la solida colonna ritmica.

A un primo ascolto saltano subito all’orecchio i cori, importanti, e l’inserimento di nuovi suoni: le percussioni, che danno a tutti i brani un’impronta non tipicamente italiana, soprattutto nella brasiliana " Padre Pedro" ; la tromba, introdotta per la prima volta nel ventaglio dei tanti strumenti utilizzati dai Luf; il violino, che in questo disco ha assunto un’importanza maggiore, insieme alla fisarmonica e al mandolino. Emozionanti e cariche di significato anche le melodie suonate dai bellissimi flauti, dalle cornamuse e dai baghét, che escono in maniera forte nell’ultima parte di "Donna di fiori" e di "Fiore amore disertore".

Foto Luf Paradis

SPECIAL GUEST

Sono tanti gli ospiti in "Paradis del diaol", che hanno collaborato con I Luf e hanno contribuito, ognuno con le proprie caratteristiche musicali ed artistiche, al nuovo disco.

Affezionati amici dei Luf sono i fratelli Severini, in arte "The Gang", che anche questa volta hanno voluto partecipare al progetto del collettivo folk, cantando e suonando le loro chitarre nel brano "Comandante".La voce che accompagna quella di Dario Canossi nel pezzo "Pensieri di tritolo", è invece quella inconfondibile di Massimo Priviero , storico rocker italiano degli anni ‘90. Inaspettata e molto emozionante la collaborazione, invece, di un gruppo di bambini di una scuola elementare in provincia di Ivrea. Questi piccoli fan, che già l’anno scorso avevano realizzato un dvd per le feste natalizie interpretando la canzone "Le ombre degli amici" (contenuto nel disco "Balà e fa bala"), si sono affezionati ai Luf, regalando loro un coro ricco di spensieratezza nel brano "Crescerò con te". Con l’aiuto di un fonico, alcuni componenti dei Luf sono andati direttamente nella scuola elementare per registrare le voci dei piccoli, un momento che ha regalato a tutti un’esperienza indimenticabile.

Un altro importante incontro, che sembra scaturito da una strana magia, è quello con il pittore e poeta Gaetano Orazio.  Nato ad Angri (Salerno) nel ‘54, oggi crea le sue opere in un ex capannone industriale a Monticello Brianza, paese in provincia di Lecco dove vive anche Dario Canossi. Per una strana alchimia, proprio nei mesi scorsi il pittore si era messo in contatto con il gruppo per uno scambio artistico, scoprendo che I Luf stavano realizzando il loro nuovo lavoro. Una spontanea simpatia ha così portato Gaetano Orazio ad interpretare con i suoi colori le musiche di "Paradis del diaol". Sua è infatti la copertina e le immagini contenute nel libretto.

Restando nel campo dell’immagine, un altro artista che ha contribuito alla realizzazione di "Paradis del diaol" è Moreno Pirovano, il grafico che ha creato il packaging di tutti i lavori dei Luf. Questa volta però si è spinto oltre, regalando al collettivo la musica e il testo di "Signor Dio", cantandola con loro.

Il lavoro de I Luf, oltre a collaborazioni artistiche, vanta anche quella tecnica di uno dei più richiesti fonici d’Italia: Lorenzo Cazzaniga. Grande professionista, nonostante la giovane età (ha solo 36 anni), ha alle spalle collaborazioni importanti con artisti del calibro di Vasco Rossi, Fabrizio De Andrè, Claudio Baglioni, Ray Charles e moltissimi altri.  E’ suo il mixaggio del disco, mentre per la presa diretta in studio, la band si è affidata alle mani di Guido Fioravanti.

I lupi ululano quando hanno qualcosa da dire
di Giorgio Maimone

Basta ascoltare 8" e 43 centesimi del disco per capire che si tratta dei Luf. Marchio di fabbrica inconfondibile. Impulso rock su cui si innesta un riff di baghet o cornamusa, tipico del folk. Sono ormai tre dischi, più i due episodi del Sambuco, che confermano con forza questa identità. I Luf non si possono confondere. E allora, visto che amo i Luf e che sono amici, per poter giudicare questo disco mi sono sottoposto a una sorta di prova tortura: un'ora di ascolto quotidiano per venti giorni, in ordine sparso dei brani o nell'ordine del disco. Li ho amati, detestati, amati ancora. Forse capiti. Insomma, nonostante non ci sia più l'effetto sorpresa, "Paradis del diaol" è un grande disco, il migliore ascoltato finora.
Classico folk-rock, ibridato di combat, cantato con grinta e vissuto con alto impatto emotivo e sonoro. I Luf fanno muovere le gambe e parlano al cuore. Possono scivolare nella retorica, ma lo fanno sempre con sincerità estrema e se "Bala e fa balà" aveva qualcosa delle danze sull'aia, "Paradis del diaol" è più serio, più introverso, forse anche più duro. Si inizia con una conta ("Cunta e canta") e si finisce con un invito al ballo ("Vivi la vita ballando"), ma si passa attraverso storie di Resistenza, di disertori, di preti con la tonaca nera, ma il cuore rosso.
E poi i Los Lobos brianzoli (o camuni?) hanno una grossa qualità: conoscono ancora il gusto del riff strumentale. Non me la si venga a contare. Quasi più nessuno aderisce alla massima d'oro del rock, che oltre a strofa, bridge, inciso è necessario che una canzone abbia anche una frase musicale ripetibile e ripetuta che si faccia ricordare e serva come gancio per la memoria. Ecco i Luf fanno tesoro di questa massima e la grossa differenza che sente tra le prime versioni grezze delle canzoni e il prodotto finito è proprio in questo: ogni brano ha un suo gancio strumentale. A volte se ne fa carico il violino, altre le bagpipe, altre ancora la fisarmonica o le chitarre ma quel che conta è che c'è sempre qualcosa da ricordare. E questo senza ancora aver parlato dei testi.
Perché non ci sono dubbi, come diciamo nel titolo, che i Lupi ululino solo quando hanno qualcosa da dire. Può anche essere solo un invito al ballo o a prendere la vita con una risata, possono essere storie antiche o filastrocche per cantare (o per contare), ma non esiste brano nella discografia in crescita di Canossi e soci che non abbia una sua intima o esplicita necessità. E peraltro, altro punto di lode, i lupacchiotti non fingono mai di essere altro che quello che sono: fieri di venire dalla provincia e di portare suoni di diverse tradizioni popolari intrecciate tra loro e storie che ancora alle radici popolari fanno riferimento o alla vita quotidiana. Che è un magnifico modo di fare politica cantando.
Delle 12 canzoni dell'album almeno otto sono sopra la media. Il che vuol dire che per tutti i 59'12" dell'album l'attenzione resta alta, altissima per capire le storie, i rimandi, il dialetto (tre brani sono nel camuno di Lozio, paese natale di Dario Canossi). Dal folk rock del brano iniziale ("Cünta e canta") si passa al country rock di "Donna di fiori", dal folk puro delle gighe di "Paradis del diaol" (melodia tradizionale) dove sembra di ascoltare i Lou Dalfin, si passa al lento di "Che freddo fa". Dall'epica di "Turna mia 'ndrè", dedicato al comandante partigiano Giacomo Cappellini si torna al country-folk con "Ciao bella" (attenzione, sembra Guccini quello che canta, ma è Canossi, a cui si aggiunge nel finale l'ottimo Massimo Priviero. Ma la somiglianza con Guccini è fortissima). " Padre Pedro" è tex-mex, con una spezia latina in più. "Fiore amore disertore" è ancora un lento epico, anzi anti-epico. "Crescerò con te" è un fresco rock giovanile. "Signor Dio" una bella ballata che sa di folk.
A sorpresa "La revolucion" scopre inaudite (nel senso di mai ascoltate nei dischi dei Luf) sonorità elettroniche che si vanno a mischiare a un ritornello latino con un gradevole effetto patchanka. "Pensieri di tritolo" è un altra ballad folk-rock con Massimo Priviero alle voci (che rende la visita a Canossi, ospite a sua volta ne "La strada del davai" nella "Dolce resistenza" di Priviero). "Comandante" è il pezzo dei Gang e i fratelli Severini anche qui sono presenti al canto (Marino) e chitarra (Sandro). Grande versione. Infine "Vivi la vita ballando" è ancora una volta puro folk, di quello da danzare sull'aia. E, se si vuole, il disco si chiude come si era aperto.
Insomma, non si può proprio dire che non ci sia varietà di atmosfere. Ma dall'inizio alla fine un tiro rock che non deflette un secondo, una passione cantautorale a tutta prova, una sincerità di intenti da premio. Signori, i lupi sono scesi di nuovo a valle, passato l'inverno e dimenticata la neve sui monti; sono scesi a portare allegria, danza, pensieri e storie. Forse le stesse storie che nelle sere d'inverno si raccontavano attorno al fuoco. Il fuoco è ancora acceso. E' quello della passione. Lunga vita ai lupi! E che siano sempre meno solitari.
I Luf
Paradis del Diaol
Perspartitopreso/ Ird - 2007

"Paradis del diaol"

Paradis del diaol

   
"SHO NAHIT 'N VAL CAMONEGA"

"So nahist 'n Val Camonega", non è solo il riassunto delle puntate precedenti, ma è un omaggio alla "Lingua Camuna" che solitamente chiamiamo dialetto. La prima lingua che ho imparato, quella che ho usato per parlare con mia madre e mio padre, quella che risuonava in cortile nei giochi e nelle baruffe; quella che ci hanno proibito con l’accesso alla scuola ( mi ricordo ancora le multe per chi la usava), quella che ho non ho mai imparato a scrivere; quella che ad un certo punto della mia vita è sparita al mio udito perché io sono scomparso alla vista dei miei monti. Chi emigra perde molto, ma il suono della tua lingua è la mancanza più grande, tu continui a pensare in una lingua che gli altri non parlano e tutte le volte devi tradurre i tuoi pensieri, nella traduzione spesso però si perdono le sfumature e gli odori . Per questo ho deciso di ritornare alla lingua della mia infanzia cantando senza tradurre e tradire, questo mi ha permesso di ritrovare le mie radici e di riassaporare il profumo della mia terra. Purtroppo i miei figli non parleranno questa lingua, ma quantomeno avranno la possibilità e spero la gioia di poterla ascoltare in queste canzoni e con loro tutti quelli che credono che le radici profonde siano il modo migliore per abbattere confini e diffidenza.

Dario

Dopo 3 cd, un libro e centinaia di concerti, diverse apparizioni  televisive e radiofoniche, i Luf hanno deciso di tornare nella loro valle e realizzare un disco interamente in dialetto  dal titolo "So nahit 'n val Camonega", ovvero: sono nato in val Camonica. Nel cd saranno raccolti tutti i brani che i Luf hanno finora realizzato in dialetto camuno tra cui "Nina nana", poesia di Angelo Canossi accompagnata dall’arpa celtica di Vincenzo Zitello e cantata dai Luf, "Turna mia n dre", brano dedicato al comandante partigiano Giacomo Cappellini, "Aiva", brano inedito che sarà contenuto nella raccolta "Goi de cuntala", recentemente pubblicata. Il disco uscito il 14 dicembre sarà promosso e presentato con una serie di lezioni concerto sul tema dell'uso del dialetto nella forma canzone.Il Progetto ha avuto il patrocinio della Provincia di Brescia, della Comunità Montana di Valle Camonica e del comune di Lozio.

"So nahit 'n Val Camonega"

So nahit 'n Val Camonega